Un sito... una piazza, una vetrina, un sentiero?... Benvenuto in questa pagina. E' una raccolta di articoli, eventi, riflessioni che nascono dalla mia quotidianità, dall'incontro con le persone, dallo stupore che la vita crea sempre nel mio cuore... Pagine nelle quali il mio lavoro e la mia vita si mescolano e prendono il sapore dell'entusiasmo, della fatica, dell'emozione, della meraviglia, della costanza e della disciplina... pagine nelle quali la scienza è fatta di osservazione, metodo, ricerca della replicabilità... ma anche audacia, possibilità e sfida. Prendi ogni cosa ti possa essere utile, lasciami se ti va un pensiero ... a presto! Spero che la vita ci faccia incontrare ... Puoi iniziare dal blog sottostante oppure navigare attraverso le tante pagine preparate per te. Non lasciare questa pagina senza essere passato da "PER TE" (potrai trovare qualcosa di tuo interesse)... Ridenti giornate a te! 

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sab

19

apr

2014

La violenza in ambito socio sanitario

in tantissimi in questi giorni mi avete scritto privatamente per chiedere la mia opinione. E' sempre doloroso rimanere attoniti a guardare immagini brutali e violente. E' vero. Dopo la chiusura dei lager, tale parola risale agli onori della cronaca solo quando si parla delle nostre Rsa, dei servizi per le persone fragili. Senza voler trovare scuse agli operatori che diventano carnefici dobbiamo però porre, come primo punto di ogni ragionamento, che il lavoro socio sanitario è difficile. E lo diventa in modo direttamente proporzionale al tipo di persone di cui ci prendiamo cura: più non autosufficienti sono, più è possibile che qualcosa nel cuore e nella mente dell'operatore si crei. La persona da assistere diventa paziente, portatore di bisogni. Il paradigma assistenziale diventa quello del "fare". I modelli organizzativi creano protocolli, procedure, piani di lavoro per essere certi che il lavoro sia ben svolto. Definiscono orari e creano parole disumanizzanti: messe a letto, recupero della funzionalità residue, ospite (e allora chi è il padrone di casa?), deambulazione assistita (ma forse passeggiata è meno dignitoso?)... L'operatore fragile si ritrova dentro un modello organizzativo che "crea" comportamenti anomali. Da una parte, nella carta dei servizi enuncia che al centro metterà la persona e poi in realtà porrà come importante solo il "fare": letti rifatti entro le ore..., piano settimanale dei bagni... Questo tipo di modello organizzativo, basato per lo più su una cultura "cartesiana", può senz'altro vivere sotto forme più evolute che propongono formazione agli operatori, la maggior parte della quale sarà orientata tuttavia al "saper fare": insegneremo agli operatori che lavorano con i malati di alzheimer qualche terapia non farmacologica che va di moda (la terapia della foca, la terapia della bambola...), dipingeremo qualche muro o creeremo qualche giardino... ma tutto questo non inciderà nel cuore e nelle menti delle persone che lavorano.
Affinchè la forma-azione abbia successo essa deve essere oggi principalmente "de-formazione" dei pensieri strutturati e inutili (non ci si deve coinvolgere, le persone non capiscono niente, il mio ente non capisce...) e creare modelli che ripartono proprio dalle persone che prestano le loro attività. La formazione diventa allora motivazione, entusiasmo, risveglio di talenti e possibilità, sdoganamento di desideri interiori (solo una persona felice che desidera per se stessa il meglio può vedere nell'altro fragile i suoi desideri). Diventa viaggio nei valori personali che possono diventare poi quelli della squadra. I dirigenti oggi devono diventare capaci di risvegliare il coach dentro di loro (le squadre non si comperano in farmacia, si creano)... 
Solo allora può iniziare un viaggio negli staff di direzione per creare armonia tra quanto enunciamo, le parole che usiamo, le carte che scriviamo, le azioni che svolgiamo... Un viaggio che merita la pena di fare per fermare questa violenza che distrugge troppe anime (residenti, famigliari e operatori). E' tempo di dire basta! E' tempo di innovazione e rivoluzione...

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gio

20

mar

2014

Oggi puoi essere più felice: è la giornata mondiale della felicità

... Ebbene si! Oggi è la giornata mondiale della Felicità. È stata istituita dall'Assemblea generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) il 28 giugno 2012. 
« L'Assemblea generale [...] consapevole che la ricerca della felicità è un scopo fondamentale dell'umanità, [...] riconoscendo inoltre di un approccio più inclusivo. equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l'eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità, invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica [...] »
Il Dalai Lama è un convinto sostenitore della FIL. A questo proposito ha dichiarato: «Come buddhista, sono convinto che il fine della nostra vita è quello di superare la sofferenza e di raggiungere la felicità. Per felicità però non intendo solamente il piacere effimero che deriva esclusivamente dai piaceri materiali. Penso ad una felicità duratura che si raggiunge da una completa trasformazione della mente e che può essere ottenuta coltivando la compassione, la pazienza e la saggezza. Allo stesso tempo, a livello nazionale e mondiale abbiamo bisogno di un sistema economico che ci aiuti a perseguire la vera felicità. Il fine dello sviluppo economico dovrebbe essere quello di facilitare e di non ostacolare il raggiungimento della felicità».
La felicità come scelta interiore, come stile di vita, come sguardo allenato a cogliere le cose positive, come volo libero per librare all' altezza dei sogni, come magia di relazioni vere e autentiche, come fascino del silenzio e della solitudine, come rapimento nei suoni e nei colori della natura. Ma ancora come stile di leadership e di costruzione di modelli organizzativi, di valorizzazione e misurazione della felicità interna lorda. Il mio sogno per la costruzione della felicità è che ogni comune abbia un club di yoga della risata promosso dal servizio sociale territoriale e che ogni istituzione socio sanitaria e educativa abbia operatori socio sanitari e insegnanti abilitati alla conduzione delle sessioni. Credo davvero che oggi sia impossibile ridere per 15 minuti consecutivi affidandosi alle condizioni esterne e solo questa straordinaria disciplina ideata dal dott. Madan Kataria, possa consentire all'Umanità più salute, più benessere interiore e quindi più felicità. La scuola e i servizi socio sanitari sono il polmone della trasformazione interiore (degli operatori coinvolti) e esteriore ( di studenti e persone clienti dei servizi). Tanta buona felicità a tutti!

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dom

23

feb

2014

La femminilità nei servizi socio sanitari

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dom

02

feb

2014

"Più in alto della Realtà si trova la Possibilità"

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dom

05

gen

2014

E' arrivata l'ora di prendere il volo...

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